É per lui che hai scelto di lavorare con il cibo?
Sì, e anche perché ci sono nato dentro. Una volta detestavo il ristorante perché si lavorava anche alle Feste. Oggi quando torno a casa, anche a Natale, vado lì con mia madre e faccio il cameriere, perché io sono uscito da lì. Magari faccio un evento per un brand importante a Milano un giorno e il giorno dopo vado al mio ristorante a servire ai tavoli. Faccio chilometri e chilometri ogni settimana, per vivere queste due dimensioni, ma va bene così. Questo significa non rinunciare a niente nella vita.
Qual è il tuo motto?
Sul lavoro è “Lavoriamo solo con chi ci piace”. É il pay-off della mia azienda, ed è verissimo. Nella vita penso “Se puoi sognarlo, puoi farlo.” Guarda me. Sognavo una Ducati, quando ero senza un soldo, e ora ne guido una. Vengo da un ristorante di provincia e lavoro con i grandi Chef, chi l’avrebbe mai detto? A mia figlia - che si chiama Allegra, ça va sans dire - dico sempre: “Basta poco per essere felici”.
Tenere i piedi per terra…fare chilometri e chilometri in moto per non rinunciare a nulla…cavalcare tra le colline. La terra in cui vivi è sempre con te. Quali sono i valori che ti ha trasmesso?
Che se sei una persona onesta sei già una bella persona. Non occorre essere qualcuno. Per dire: mio padre era ricchissimo perché non aveva bisogno di quello che non aveva. Non ha mai capito bene che
lavoro facessi, però quando ho iniziato a guidare le Ducati chiamava tutti i suoi amici per fargliele vedere, orgoglioso. Un giorno stavo mostrando lo Scrambler a Massimo Mancini, il più grande pastaio italiano, e il mio babbo gli ha detto “Lo sai perché a quelli della Ducati piace collaborare con Filippo? Perché è uno sincero, è uno onesto”. Voleva dire uno di noi. Il più bel complimento della mia vita.